RENATA SCOTTO

Renata Scotto è un soprano di fama internazionale. Dal 1986 si occupa di regie d’opera: la prima fu Madama Butterfly al Metropolitan Opera di New York. Nel marzo del 1995 alla City Opera di New York diresse la regia della Traviata, che fu ripresa in diretta dalla televisione americana e si aggiudicò il prestigioso Emmy Award come miglior evento televisivo ripreso dal vivo. Dal 1997 è Accademico di Santa Cecilia di Roma dove è docente di interpretazione vocale. Ha ricevuto il premio dal Teatro Metropolitan di New York “Met Legends” il 27 febbraio 2011.

Penso davvero che sia importantissimo portare avanti il Bel Canto italiano. L’Opera Lirica è nata in Italia: partiamo da Monteverdi che è stato il primo che ha portato voce e teatro, e quindi è importante il proteggere e portare (come sempre abbiamo fatto anche negli ultimi anni) in tutto il mondo l’opera italiana perché l’opera è veramente italiana, non solo per la lingua ma anche per i grandi compositori che hanno attraversato un’epoca di più di duecento anni; il Bel Canto è apprezzatissimo all’estero.

Io che insegno qui all’Accademia di Santa Cecilia, all’Accademia dell’Opera ricevo cantanti da tutto il mondo proprio per imparare lo stile italiano, e lo stile italiano è sicuramente l’arte più grande che si può trovare nel mondo e in tutti i Conservatori del mondo insegnano l’Opera italiana.

Prima di tutto penso che il Bel Canto italiano necessiti di una tecnica speciale che può essere insegnata solo attraverso l’insegnamento puro di maestri italiani (se a loro volta hanno capito l’importanza del Bel Canto!), e potrei spiegare immediatamente che cosa vuol dire il Bel Canto.

Bel Canto vuol dire cantare bene. Ma, cosa vuol dire e cantare bene?

Prima di tutto abbiamo bisogno di una voce, ma la voce non è tutto perché io dico sempre che abbiamo bisogno di diversi talenti. I talenti sono la voce, la musicalità, il capire la tecnica che viene insegnata e la tecnica ti permette di cantare legato (poi parleremo magari anche del legato), ti permette di far capire la parola perché Opera è teatro in musica, quindi abbiamo la parola e la recitazione attraverso il Bel Canto.

Se viene prima la parola o la musica nell’opera non si sa ancora, su questo si può discutere per sempre!

Io dico che le due cose vanno insieme. Abbiamo avuto grandi librettisti che hanno lavorato insieme ai compositori e ognuno aveva una parte veramente importante perché il testo viene sempre da un grande scrittore, da un grande poeta e la musica da un grande compositore.

Unire le due cose non è sempre stato molto facile però ci sono riusciti. Per esempio, tanto per fare un nome, Felice Romani che è stato un grande librettista che ha lavorato con Donizetti e Bellini era un poeta della musica, non solo un poeta nella poesia, e quindi il fatto di poter unire alla parola la musica, ecco che le due cose sono insieme.

Potrei fare un esempio “Ah non credea mirarti” nella “Sonnambula”  di Bellini dove veramente la parola e la musica si uniscono.

Dunque, è necessario per poter fare questo Bel Canto legato alla parola e alla recitazione, una tecnica che ti permette di farlo. Ecco perchè gli stranieri da tutto il mondo vengono in Italia, non solo da me perché sarei un po’ presuntuosa, per capire come si ottiene questo benedetto legato con la parola.

Gli stranieri hanno la difficoltà della lingua e io dico sempre che non ha importanza parlare perfettamente la lingua, l’importante è capire l’espressione della parola che stai cantando in musica.

La base del Bel Canto è la tecnica giusta. La tecnica giusta è conoscere il passaggio, perché noi abbiamo una tecnica che ci deve insegnare come passare dalla nota centrale alla nota acuta, quindi c’è un passaggio molto difficile ma coinvolge il capire questo sostegno del suono che avviene attraverso la respirazione, e la respirazione ha una base che è il diaframma, la schiena, che poi porta il suono verso l’alto. Praticamente è come se il lavoro viene fatto dalla base del diaframma e termina nelle risonanze alte, e questa è una cosa che non sempre è facile capire.

E’ facilissimo quando è naturale. A volte la natura ci regala anche un modo naturale di capire questo passaggio.

Generalmente è meglio anche unire la tecnica a questo dono naturale. Una volta imparata questa tecnica abbiamo la sicurezza che la voce sa cosa fare perché diventa uno strumento.

Noi sentiamo gli strumenti come un violino o come un flauto che hanno la respirazione che è molto importante, hanno un appoggio ecco…noi cantanti siamo come gli strumentisti solo che abbiamo un dono meraviglioso che è quello che ci ha dato la natura di avere una bella voce.

Non sempre si ha una bella voce, si può cantare anche con una voce non tanto bella se la tecnica c’è, perché poi interviene l’espressione: noi abbiamo teatro e musica, perché l’opera è musica e parola, quindi noi siamo attori che recitano cantando.

Quindi abbiamo dei recitativi splendidi, ad esempio “Norma” ,“Sonnambula” tutto il repertorio belliniano e anche Donizetti, tutto il repertorio belcantistico. Già Mozart ha i recitativi, se vogliamo partiamo da Monteverdi dove quasi tutto è un recitativo perché lui ha iniziato il teatro in musica.

Quindi il recitativo cantato, non parlo del recitativo secco ma il recitativo cantato, è importantissimo perché attraverso il recitativo cantato capisci il carattere che interpreti e capisci il luogo dove sei, capisci con chi parlerai o con chi parli e quindi abbiamo il teatro già all’inizio del Aria o del Terzetto, la Grande Scena abbiamo sempre un recitativo perché poi arriva la parte prettamente musicale e virtuosistica.

La parte virtuosistica è una dimostrazione dell’abilità del canto. Generalmente, io stessa quando insegno, nel momento virtuosistico dove ci sono agilità, colorature, cadenza (e ne parleremo di questo) tutto questo momento di virtuosismo vocale è praticamente senza gesto perché è una dimostrazione vocale, una dimostrazione vocale dell’abilità del cantante.

Mentre la parte recitata ha bisogno di un corpo, ha bisogno di un corpo che parla insieme alla recitazione, quindi liberissimi di muovere un braccio, una mano anche di inginocchiarsi, di alzarsi, di cantare sdraiati se il ruolo te lo richiede, il corpo deve essere assolutamente libero dalla parte vocale.

Forse questa è una parte abbastanza difficile ma si insegna e il talento ti dice: “Hai talento per poter muovere il corpo? recitare? per esprimere?” “No!” Allora non puoi cantare, fai un altro mestiere. Il talento della musicalità, del capire la recitazione, di interpretare e cantare sono tutti questi talenti, uniti fanno grande un’artista è naturalmente questo grande artista ha con sé un bagaglio musicale, naturalmente anche lo studio proprio perché io dico sempre leggete prima di aprire la bocca di pensare di cantare Puccini, ma leggete un pochino la storia del Bel Canto ci sono anche dei libri poi ti fa un’opinione tua, se questo lo permette, sempre è l’intelligenza che fa che fa l’artista.

Diventare un artista cosa significa? Ognuno è diverso dall’altro perché non si può essere tutti uguali, la musica è scritta e il compositore da tutte le indicazioni, quando è piano, quando è forte , quando prendi un fiato, come respirare… il compositore tutte le indicazioni te le propone.

L’artista è quella che riesce a capire perché ha scritto questa parola con una pausa breve o con una pausa un po’ più lunga?, vuole dire qualcosa!.. Allora noi dovremmo analizzare.

Però io voglio parlare dell’Italia perché la lingua italiana ti permette tutte queste cose, perché la lingua italiana è morbida non ti permette mai di gridare a meno che il carattere voglia una frase forte ma non è mai gridata, è forte. Quindi bisogna capire che nella lingua italiana ci sono questi suoni rotondi che ti permettono dal basso di andare all’alto.

E’ proprio la lingua italiana, ecco perché i milioni di cantanti che sono sparsi in tutto il mondo “Dove è l’Italia? io devo cantare!”. Poi parliamo della rappresentazione delle opere nel mondo. Andiamo ai più grandi Festival, inaugurano sempre con un’opera italiana, chissà perché!?? Non pensi perché il pubblico ama l’opera italiana? E questo penso che è vero!

Verdi è il nostro rappresentante più importante nel mondo, ci vogliono i cantanti adatti e noi cerchiamo di educarli. Ecco quando dico un cantante adatto, la voce… parliamo di Verdi. Verdi è il compositore più difficile da interpretare perché usa la voce dal basso all’alto, ti fa cantare possibilmente in due ottave e mezzo senza problema perché hai agilità, hai il fraseggio lungo, fiati lunghissimi, espressione passionale al massimo senza uscire dalla riga che è quella della musica e la parola, ti scrive per esempio i puntini su tutte le vocali e consonanti, ti scrive i puntini…e che cosa vuol dire un puntino? Sa quanti cantanti vengano da me: “Ma io vedo tutti i puntini, devo cantare staccato?” “No, lui vuole l’espressione!” Quindi la parola chiara, il personaggio. 

Verdi scrive lungo, mi devi dare tutte le note legate, parlo per un soprano, ad esempio da un sì basso fino a un do generalmente, poi si va più basso o più alto dipende poi dal carattere. Quindi dobbiamo trovare la voce che abbia un carattere quando dico Verdiano perché richiede estensione vocale, forza, parola. Abbiamo diversi caratteri, interpretiamo “Nabucco”, Abigaille ha una scrittura musicale molto difficile, quindi abbiamo una voce drammatica con possibilità di agilità sempre drammatica, personaggio sempre crudele e quando abbiamo un personaggio cattivo e crudele la voce ha un’intensità diversa e quindi abbiamo bisogno di un soprano con quel tipo di voce.

Passiamo per esempio al “Rigoletto” che è scritto nella stessa maniera del “Nabucco” ma le intenzioni sono diverse. Abbiamo un personaggio giovanile, un personaggio che soffre, un personaggio innamorato, abbiamo il romanticismo che non ha Abigaille ma ha più Gilda e allora abbiamo bisogno di una voce meno cruda ma una voce più romantica, più dolce però con un’estensione uguale, alta, con l’estensione e con un passaggio libero, ecco questo è Verdi.

L’intonazione deve essere perfetta, non esiste altro che la perfezione nell’intonazione, allora bisogna sapere perfettamente il solfeggio cantato e i passaggi tra una nota e l’altra. Io per esempio insegno in America alla Julliard, che è la migliore università americana, e naturalmente io vado e sono pazzi per imparare l’italiano perché i fatti nel loro programma c’è sempre un’opera italiana e sono assetati di imparare questo famoso Bel Canto.

Insegno anche agli young artist del Metropolitan, dove io ho cantato praticamente tutto il mio repertorio abbastanza esteso perché sono passato da soprano leggero a soprano drammatico e questi young artist che hanno delle voci bellissime ma trovo sempre che cantano tedesco, cantano Mozart importantissimo, francese ma con l’italiano hanno sempre un pochino di paura per questa difficoltà al Bel Canto e penso che chi insegna ha una grande responsabilità e questa dovrebbe essere pensato.

Io non insegno il canto, io insegno interpretazione perché l’interpretazione va col canto e non si può fare a meno, la parola è importantissima, la parola legato, il legato e poi il virtuosismo legato..non si può fare una scala ta ta ta, la scala è legata e poi non c’è solo la scala, ci sono i ruvati, insomma tutte queste cose che fanno parte del bagaglio, come dico italiano, prettamente italiano. Io ho studiato tutta la mia vita, ho cantato quasi 50 anni e non ho fatto altro che studiare e questo è quello che suggerisco a tutti i giovani.