PAOLO TEODORI

Paolo Teodori, romano, dopo aver completato gli studi di pianoforte e composizione presso il Conservatorio di S. Cecilia, si è laureato in Storia della musica presso l’Università “La Sapienza”, sotto la guida di Pierluigi Petrobelli. Ha pubblicato diversi saggi e articoli su riviste musicologiche relativi alla scuola romana del periodo barocco e rinascimentale. E’ docente di teoria dell’armonia e analisi presso il Conservatorio “L. Refice”.

Credo che la candidatura dell’Opera Lirica Italiana patrimonio immateriale dell’umanità sia, in questo periodo soprattutto, necessario.

Ecco io credo che una operazione come questa, che ha un valore culturale immediatamente riconoscibile e apprezzabile, possa suscitare un’attenzione maggiore da parte di tutti, anche di coloro che ritengono di averla già questa attenzione, perché invece c’è bisogno di ri-maturarla e di ri-attualizzarla continuamente per non perdere la memoria e per non perdere anche l’efficacia culturale nel momento attuale.

L’Opera Lirica Italiana è un prodotto estremamente complesso che raccoglie in sé e racchiude diversi aspetti della cultura; quando uno parla di opera immediatamente deve parlare di storia del teatro, di storia della letteratura, di storia della musica e di come tutte quante queste arti convergano nella creazione di un prodotto appunto complesso in cui si sovrappongono ed interagiscono tra di loro per creare qualcosa di originale in cui ognuno rinuncia a qualche cosa per riuscire a trovare un aspetto nuovo, un modo di condividere e di coesistere possibile e soprattutto apprezzabile da parte di tutti quindi dei professionisti ma anche degli spettatori.

La forma dell’Opera Lirica Italiana a cui mi riferisco naturalmente alla tradizione tardo settecentesca è quella del Bel Canto quindi dell’ottocento; gli aspetti formali dell’Opera Lirica italiana di questo periodo naturalmente cercano di raggiungere un obiettivo di struttura che possa consentire all’opera di rappresentarsi certamente come una storia narrativa e quindi come un dramma che si racconta ma nello stesso tempo anche come musica, che vuole piacere, che vuole disporsi quindi in una linea di apprezzamento diretto e costante da parte del pubblico. 

E’ impossibile pensare a una tecnica del Bel Canto che non si unisca alla storia dell’Opera Lirica in quanto tecnica inventata dai cantanti in modo tale da consentire al cantante di poter cantare sopra l’orchestra, di poter far passare il proprio suono oltre l’orchestra, di poter imporre la propria persona sulla scena e quindi di poter imporre con questo anche il carattere del personaggio interpretato insomma il Bel Canto è anche questa una cosa estremamente complessa che sarebbe limitativo ricondurre semplicemente gli aspetti specificatamente tecnici; c’è qualche cosa di più, il Bel Canto è l’opera, è tutta l’opera, è il modo di essere del cantante sulla scena per poter da una parte interpretare il personaggio dall’altra naturalmente portare i valori che quell’opera cerca di rappresentare.

Intanto la lingua Italiana ha un grande vantaggio e cioè quello di avere uno estremo equilibrio nella disposizione di vocali e consonanti, questo naturalmente da al cantante la possibilità di scivolare con snellezza sulle consonanti per potersi appoggiare sulle vocali che sono ciò che su cui naturalmente si concentra la vocalità, il vocalizzo si fa sulle sole vocali appunto.

La lingua Italiana da questo punto di vista ha una struttura che aiuta molto il musicista ma aiuta anche molto il cantante e la tecnica vocale; poi c’è un altro aspetto che riguarda la libertà sintattica perché naturalmente il librettista deve poter disporre le parole in modo tale che siano cantabili, lo studio dei libretti da questo punto di vista insegna molto cioè i librettisti non sono poeti in senso stretto, sono poeti che si applicano e che si dedicano al Bel Canto e che quindi dispongono le parole con le vocali che le parole contengono in modo tale da rendere più agevole possibile il Bel Canto.

L’analisi musicale tende a concentrarsi sulla musica scritta, sulla partitura scritta perché noi quella vediamo, ma chi fa musica sa perfettamente che ciò che risulta alla fine, ciò che viene percepito da chi ascolta, molto dipende da quanto ci mette l’interprete.

La capacità degli interpreti di raccogliere una tradizione attraverso ciò che l’insegnante gli trasmette e l’insegnante a sua volta alla rara ricevuto dal proprio insegnante ed è un una tradizione orale, un passaparola che non agisce soltanto in superficie ma che incarica più in profondità di trasmettere ciò che più di profondo c’è da una parte sicuramente nella tecnica della vocalità ma dall’altra anche la capacità attraverso la tecnica di rappresentare i contenuti della musica.

Un libro ti può dire come mettere la voce ma non ti potrà far sentire come poi la voce va emessa, come un suono va affilato, come un suono va intonato e su una determinata vocale in un determinato punto della partitura e questo invece può esser detto soltanto attraverso il contatto diretto con l’insegnante che penso sia un aspetto insopprimibile della Opera Lirica Italiana e in particolare del Bel Canto.

L’Opera Lirica si arricchisce profondamente dei valori della comunità che la vuole e che ne fa veramente uno strumento profondo di rappresentazione dei propri valori e dei contenuti della propria cultura; pensiamo soltanto a quello che l’Opera Lirica italiana ha significato per il risorgimento Italiano.