MICHELANGELO ZURLETTI

Michelangelo Zurletti è Direttore artistico del Teatro lirico sperimentale di Spoleto, musicologo e insegnante di Storia della Musica presso il Conservatorio di Santa Cecilia a Roma. Critico musicale del quotidiano La Repubblica. E’ autore di diversi saggi musicali.

Mi pare che scegliendo l’Opera Italiana abbiano fatto una scelta comunque buona perché gran parte della nostra cultura si basa su questo lavoro ottocentesco; quando bastava un titolo d’opera per riunire la gente in teatro e fare quello che in tempi moderni può fare la televisione. Si trovavano tutti a teatro, godevano per delle cose magari ingodibili attualmente, però si riconoscevano in un certo clima che possiamo ben dire culturale anche se di una cultura un po’ bassa come era nell’ottocento, analfabeti eccetera. Questo era una cosa che sta un po’ più su, un po’ più in alto e poi lo vediamo anche nei titoli sono stati trasmessi dalla tradizione; in genere sono titoli che hanno qualche fondamento culturale vero, poi magari ci sono le sovrastrutture di tradizione che portano un po’ più in basso il livello però il punto di partenza è buono. Quindi secondo me una scelta opportuna da seguire e da incoraggiare. La lingua italiana è la mamma del dell’opera anche se dal ‘600 ad oggi le cose sono molto cambiate, sono molto sviluppate eccetera; oggi si usa in teatro la stessa lingua che si usa quotidianamente ed è per questo che ci sono dei problemi perché oggi i librettisti sono scomparsi.

Una volta c’era la professione del librettista che componeva sulla base di spunti tradizionali ma con un bagaglio verbale che tutti conoscevano intanto e che era poi manipolato anche in maniera qualche volta poetica. Noi abbiamo l’Aria con queste cose generalmente infamie che sono le Caballette e i recitativi; E’ lì che si è modulata una quantità di interpreti che riescono a farne anche molto molto bene, è proprio un fatto tradizionale italiano. Nel teatro tedesco non c’è, quando arrivano i cantanti tedeschi e vengono a farsi ascoltare da noi, se rimangono nel loro repertorio è molto difficile trovare un’Aria, un pezzo; bisogna arrivare a Tannhäuser. Ma se uno prende il ring per esempio difficilissimo trovare un pezzo che possa fornire al cantante l’occasione per far vedere chi è. La qualità italiana si è trasformata cambiata moltissimo; questa asciuttezza che noi richiediamo sia veramente un pregio, come io penso di sì, ma altri possano anche pensava maniera diversa ci sia un pregio con lo dirà il futuro però intanto questa asciuttezza e pulizia della voce è grosso guadagno. 

Tradizione parlare di Bel Canto quando si riusciva con la massima morbidezza a seguire le linee del musicista, con un portamento elegante e preciso, bello, morbido invece di urlare. Adesso urlano molto spesso tutti; io sto facendo qui un concorso di canto e alcuni mi farebbero scappare via perché come attaccano una nota alta la urlano, la sparano. Eh no, perché quella non è musica.
E’ come se un pianista desse sempre delle manate sulla tastiera… No, si cercano le note e si  cerca di fare nella maniera migliore quelle che ci sono.