EZIO BOSSO e MARCO TUTINO

MARCO TUTINO
Nel 2011 un’associazione italiana di cantanti che si chiama Cantori Professionisti d’Italia ha avuto l’idea di proporre la Candidatura all’UNESCO di questo patrimonio che abbiamo inventato nel Seicento, e che si chiama Opera Lirica perché, giustamente, hanno pensato che noi abbiamo il know how, l’arte, lo stile e tutte le conoscenze che si articolano intorno a questa enorme tradizione e che dobbiamo preservarla, dobbiamo in qualche modo proteggerla e tramandarla come è sempre avvenuto perché questa meravigliosa espressione umana, che è una delle più alte e delle più profonde, ha bisogno di non essere svilita, di non essere dimenticata e di non essere confinata in un ghetto per intellettuali o per artisti colti, perché in realtà dovrebbe essere un bene comune da coccolare, mentre noi Italiani siamo abbastanza abituati a dissipare i nostri patrimoni!

Io penso che sia stata una buonissima idea che da allora ha avuto tanti step, tanti passaggi burocratici complicati e che ha bisogno ogni tanto di essere ricordata, perché l’UNESCO tarda: hanno dato questo riconoscimento alla Pizza prima che all’Opera Lirica… io penso che l’Opera Lirica potrebbe avere questa…


EZIO BOSSO
Per me non “potrebbe” ma “dovrebbe” perché, se uno ci pensa, è sempre parte di quella magia fondamentale che poi unisce e prende identità, è un patrimonio veramente UNESCO cioè che rappresenta tutto quell’acronimo che è UNESCO e soprattutto è quella nostra identità, un’identità che in fondo diventa radice per tutti e può stare dappertutto.

Non è solo una cosa meravigliosa perché si occupa di siti in cui devi andare ma l’Opera Lirica è ovunque, è quella bellezza pura, impalpabile però vivibile che tutti possono avere, parla della storia degli uomini, parla di storie di storia e tutto questo attraverso quel suono, la ricerca del non esistere più per eccellenza.

Ad esempio Cavaradossi è un tenore qualsiasi nella storia, che diventa Cavaradossi che diventa una Voce, per me questo è ciò che c’è di più bello, di più prezioso; qualcosa che può appartenere, anzi che appartiene nel momento in cui lo dò a tutti. Per questo anche forse si tende a svilirlo, perché sembra troppo facile, troppo naturale e noi la natura tendiamo a non volerla riconoscere a volte.


Per me è la base su cui poi allargare questa bellezza, lei rappresenta tutto: rappresenta la storia in genere, la storia degli uomini, le storie inventate o riferite e ciò che abbiamo dentro, la parola unita alla musica che è scena di per se perché un’opera possiamo averla nelle orecchie, negli occhi e l’unione davvero è il vero grande cinema che è derivato dall’opera.

Le canzoni derivano da lì, dalle arie si torna a una forma pregressa e questo dovrebbe essere scontato ma come sappiamo appunto noi esseri umani siamo buffi e le cose belle tendiamo a non riconoscerle.

MARCO TUTINO
E poi questa storia del patrimonio immateriale… Uno dice patrimonio immateriale dell’umanità e ha la sensazione che appunto sia aria… certo c’è l’aria che vibra in questa storia, però ci sono anche dei mestieri, pensa a tutti i mestieri legati al mondo dell’opera: le scenografie, la sartoria tutto quanto c’è di organizzazione umana, di fatica e poi la fatica di imparare a cantare con delle tecniche così straordinarie che riescono senza amplificazione a portare la voce umana così lontana, addirittura a superare un’orchestra di quasi 100 elementi.

Insomma tutto ciò dovrebbe come dire, entusiasmare, perché è una cosa che abbiamo inventato che tutti ci hanno copiato e che ancora adesso ci copiano, infatti l’Opera Lirica sta avendo per esempio un esplosione in oriente assolutamente inedita e forse ahimè saranno loro a tramandare nel futuro questa cosa Italiana. 

Però accidenti dovremmo  insistere perché è strano che questa sapienza, questo artigianato così minuzioso è così inserito in tutte le nostre problematiche anche storiche.

Pensi a cosa è stata per noi, per l’Ottocento il melodramma Italiano che ha rappresentato la cultura dell’unità nazionale.

Ecco tutto ciò secondo me ha bisogno di una voce, di un sostegno anche da parte degli artisti, di tutti gli intellettuali e di tutti gli uomini di cultura perché dimenticarsi dell’opera e non capire quanto ci è, anche se non lo sappiamo, dentro e quanto dei nostri pensieri e delle nostre azioni sono legate a quella cultura e quella tradizione, è veramente un delitto.


EZIO BOSSO
Si, deve essere una cosa bella perché se ci pensi comprende veramente tutto il mondo del lavoro, anche manuale come alla fine i calzolai. Tutti ad andare oltre se stessi perché è proprio trascendere e diventare un umanità che collabora e già questo dovrebbe essere un riconoscimento anche per noi italiani, dovrebbe essere quello che appunto tutti diventeranno ambasciatori di questo no? chi con la bacchetta, chi con la voce, chi con chiodi e martello, chi con l’archetto.


MARCO TUTINO
E anche chi le scrive, perché si scrivono ancora le opere!


EZIO BOSSO
Il fatto è che è un patrimonio e siamo noi poi, chi eredita questo patrimonio che diventa Pater e Mater perché non è vero che hanno la radice neutra ma dobbiamo essere noi a continuare a mantenerlo, a rinnovarlo non solo con idee astruse para-contemporanee, dal mio punto di vista, ma proprio se noi continuiamo a mantenerlo ecco che non avremo bisogna più di fare ricerca.

La mia relazione con la musica non è mai storica, la musica è contemporanea a se stessa e ritorna ad essere contemporanea ogni volta che la eseguo, l’aria cambia, lo spazio cambia e bisogna coltivare questa bellezza del canto.

Non è mai smesso, ne abbiamo bisogno di questa trascendenza e anche dalle elucubrazioni mentali, del mettere dentro i propri credo, come musicisti come Verdi come Puccini come Monteverdi, come Te… eh sì perché questa è la realtà senza andare in un’estetica che vuol dimostrare ma persino rinunciando a qualcosa pur di condividere qualcosa questo è il patrimonio dell’opera.

E’ quella condivisione assoluta della difficoltà di unire la recitazione al canto, alla scena, non c’è una cosa più completa e più semplice da ricevere. Siamo un eccellenza perché poi tutti quanti rimaniamo….


MARCO TUTINO
…. Senza parole e ci viene la pelle d’oca e questa è una cosa bellissima che hai detto, è una cosa complessissima che riesce a esprimersi con grande semplicità, è fantastico.


EZIO BOSSO
La verità è che credo che la musica dei palazzetti sia la musica a cui apparteniamo, sia proprio per eccellenza la rappresentazione della società ideale. Ecco l’opera lo è ancora di più perché comprende veramente ogni mestiere della società ma è per questo che riconoscere poi vuol dire semplicemente accorgersene e poi anche preservare quello per cui le opere le abbiamo scritte.


E’ un mondo migliore, la visione di un mondo migliore anche nei difetti della storia, quante opere anche tue parlano di avvenimenti brutti che però tramutano in eroismo naturale. La musica che purifica tutto, che riesce a rendere anche quell’avvenimento triste in qualcosa a cui aggrapparsi per stare meglio.

Allora al di là delle bellezze create dalle mani, le bellezze create dalla terra, insieme bisogna lavorare non perché sia quel patrimonio da tenere nascosto, perché a volte certe scelte sembrano fatte per dire “Se lo tengo lì, non disturba..” però anche un violino in una teca deve essere suonato ecco.
MARCO TUTINO
Noi dobbiamo ringraziare intanto questa associazione I CANTORI PROFESSIONISTI ITALIANI che hanno avuto questa idea, ma è un’idea questa che secondo me non è appunto di solo istinto protettivo ma è proprio l’idea che facendo così non sia possibile poi accantonare, deridere, sottovalutare questo patrimonio culturale, questa grande esperienza dell’umanità.
EZIO BOSSO
Si ma perché poi fra l’altro noi ridiamo! quante risate facciamo mentre proviamo! viviamo momenti di crisi, momenti di ironia. L’’ironia fa parte della natura dei cantanti e tra l’altro è inutile fare scenette a prendere in giro il cantante, come ho visto in questo periodo, perché se me lo chiedi a me mi prendo in giro già da solo.. ma è proprio questo il bello, l’essere patrimonio, l’essere comune e soprattutto è buffo, è un identità a cui appartenere e persino la possibilità di viaggiare nel tempo e nello spazio e in qualche modo capire meglio l’altro e questo è fantastico! e in fondo se ci pensi l’opera è il vero marchio, è il vero brand dell’italianità, non quello che diventa qualsiasi cosa ma quello che trasmette la nostra lingua nel mondo. L’Opera ha insegnato e continua ad insegnare l’Italiano, è un’identità che però può essere mischiata ad altre identità, (andate così?? Min12:45) a San Francisco dove tu vai spesso, a New York a  Beijing, Shanghai a Londra a Berlino… Ecco noi siamo forse quelli che dovremmo essere i primi… secondo me oltre ad essere un giusto e  fondamentale riconoscimento da parte dell’UNESCO serve anche a noi Italiani perché noi diciamo che facciamo l’opera ma poi non la facciamo!
MARCO TUTINO
Oppure la facciamo malissimo, oppure non diamo i soldi ai teatri, cerchiamo di chiuderli o li facciamo funzionare male…
EZIO BOSSO
E invece questo potrebbe essere una spinta anche per nuove generazioni di voci, di strumenti  e di compositori perché dobbiamo renderci conto che l’opera non finisce nel primo novecento, l’opera iniziano ogni volta e continuarla vuol dire continuare iniziare..

MARCO TUTINO
Bhe è vero..insomma io ti ringrazio di queste parole bellissime e spero che davvero questa iniziativa importante ce la faccia finalmente a superare la pizza e ad arrivare a ottenere una cosa che a noi sembra scontata per quello che EZIO ha appena detto.

Ma anche che a noi sembra, come dire, vitale per l’umanità che non vada perduta, siamo sicuri che questo non avverrà e ringraziamo i Cantori Professionisti d’Italia, Assolirica e tutti quelli che si stanno prodigando per fare in modo che questa iniziativa di proteggere, di accogliere l’Opera Lirica Italiana quale patrimonio immateriale dell’essere umano vada finalmente in porto.


EZIO BOSSO
E vi assicuriamo che dopo averla fatta andiamo tutti a mangiare la pizza!