Riccardo Nardozzi: “Ciao Musica!”

di Riccrdo Nardozzi

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Ciao Musica !

Sono nell’aula, vuota, silenziosa, e li aspetto.

Ogni volta con una grande emozione, perché con i bambini ogni volta è diverso. Li sento arrivare, da lontano, poi sempre più vicino e, man mano che si avvicinano, comincio a riconoscerne le vocine.
Sta per iniziare una nuova lezione di musica, e loro lo sanno.

Lo sanno perché mi hanno visto arrivare, mi conoscono, sanno chi sono, sono nella loro scuola oramai da un po’.
Ricordo ancora quando, a ottobre, all’inizio, ero andato a conoscerli. Non avevo subito cantato per loro, o invitato loro subito alle attività specifiche del corso di Musicainfasce®, ma avevo invece cominciato a prendere contatto gradualmente e dolcemente con loro, affinché potessero serenamente abituarsi alla mia presenza e porre le basi per una relazione di fiducia.

È chiaro, infatti, che i bambini abbiano assolutamente bisogno di questo, all’inizio. È importante per loro trascorrere un periodo di tempo durante il quale possano tranquillamente abituarsi ai cambiamenti.

Si consideri che i piccoli si trovano, improvvisamente, in un nuovo ambiente, con tante facce nuove, tante nuove voci. E anche con tante cose da fare! Le canzoncine, i giochi, i pennarelli e i fogli da colorare, la casetta, il pongo, le costruzioni, le macchinine, le bambole, i pennelli, battiamo le
manine, battiamo i piedini ecc.
Quanto sono stato contento di aver avuto la possibilità di non aspettare troppo, di essere potuto entrare a far parte della loro nuova vita nella scuola fin da subito!

Ho osservato che i momenti trascorsi con loro all’inizio, fatti di osservazione, di un semplice stare
insieme; il fatto di introdurre gradualmente la musica, nell’ottica costante della costruzione di una relazione significativamente affettiva, mi hanno portato a lavorare bene con loro nel tempo, senza più dubbi poi legati alla mia presenza in un loro ambiente, e attraverso la costruzione di un forte legame di fiducia.
La musica, serenamente, è arrivata nelle loro piccole vite, e dopo qualche mese, sembra proprio che non ne possano più fare a meno!

Sono arrivati in aula. Mi sorridono, alcuni mi salutano. Sono seduto a terra, loro si siedono vicino a me, di fronte a me, li guardo negli occhi, sorrido loro. Siamo un gruppo. Ci conosciamo. Sta per iniziare qualcosa di bello che facciamo insieme. Loro con me. Io con loro.

Insieme.

– Ciao, MUSICA!
Mi saluta Laura.
– C’è PAM PAM!
Grida felice Alessandro.
– Ciao PAM PAM!

Molti di loro non usano il mio nome, mi identificano con la funzione che ho lì per loro, mi identificano con la musica.
“Pam” è la sillaba neutra che usiamo nelle lezioni di musica con i bambini quando cantiamo per loro brevi brani tonali o ritmici senza parole. L’assenza di parole fa sì che i bambini possano concentrare l’ascolto solo sulla musica. Le parole distoglierebbero molto probabilmente l’attenzione dai suoni.

I bambini di cui sto raccontando hanno due anni, i più grandi raggiungono a malapena i tre. Stanno imparando anche a parlare. È importante che, almeno da me, ascoltino solo i suoni, se voglio aiutarli efficacemente all’apprendimento della musica.

Inizia la lezione di musica, il canto dei saluti iniziale, poi altra musica, dialoghi musicali fatti di pattern tonali e ritmici, movimento da seduti, movimento in piedi, il telo paracadute colorato, i foulard colorati, e musica, musica, musica, sempre musica per circa trenta, quaranta minuti, durante i quali non si parla, ma si ascolta, e si canta.

Poi ci si saluta, di nuovo in cerchio, insieme, seduti, a terra, di nuovo in un momento di rito importante che segna i confini di una esperienza vissuta insieme.
“Musica, musica, dudadi dudadi du du, la musica è finita presto ricominceràààà…”, la canto con i bambini, i bambini la cantano con me.
Non c’è niente di più bello che ascoltarli cantare.
Per oggi, la lezione di musica è finita. Li saluto, loro mi salutano.

– Ciao Musica!

– Ciao, Tommaso

-Ma torni domani? – mi chiede Martina, mentre gli altri bimbi escono pian piano
dall’aula, canticchiando.

Ero arrivato un po’ stanco. Forse anche con dei pensieri nella testa. Vado via con un
bel sorriso stampato sulla faccia!
Quando il corso di musica è attivo presso l’asilo, di mattina, in orario scolastico, non
sono presenti i genitori dei piccoli. Tuttavia cerco di incontrarli sempre, almeno una
volta, non solo all’inizio o alla fine dell’anno, ma, possibilmente, anche durante lo
stesso.
Parlando con me, i genitori hanno spesso mostrato l’entusiasmo di incontrarmi,
finalmente. Ho ascoltato tanti racconti simili, da parte di mamme o papà entusiasti:

– Mio figlio non stava molto bene, era svogliato, sembrava non avesse molta
voglia di prepararsi stamattina… Stavo quasi per decidere di portarlo con me,
poi ho provato a ricordargli che oggi era il giorno della musica… Appena ti
nomino lui sorride, si attiva, vuole venire di corsa!

– Non so come, ma la mia bambina si è ricordata stamattina che proprio oggi
avrebbe avuto la lezione di musica all’asilo… È corsa a prendere i calzini
antiscivolo. Ne era entusiasta!

Quando siamo a casa canta. Spesso ti nomina. E poi si muove, con le braccia,
muove il corpo…

A volte vedendo dei video, o ascoltando alcune mie spiegazioni, mi dicono: – Ora
capisco! Ora so perché mio figlio chiede di “Pam pam”! – oppure – Ora capisco il
movimento che fa mio figlio a volte… capisco da dove vengono i suoni che fa, le
canzoni…
È chiaro, ne sono felice. Non solo perché penso che sia bello quello che facciamo. Ma
soprattutto perché ritengo che sia bello nella misura in cui è importante per la crescita
dei piccoli.

Credo sia doveroso non tanto sottolineare il tipo di rapporto che i bimbi instaurano con me come insegnante o educatore, quanto, piuttosto, il tipo di relazione che i piccoli instaurano con me in quanto musica, per loro, in quel momento.
È in questo modo che avviene l’apprendimento.

Edwin E. Gordon, musicista, ricercatore, psicologo della musica e ideatore di questa fantastica teoria di apprendimento musicale del bambino da 0 a 6 anni (la Music Learning Theory), spiega che noi insegnanti non dobbiamo solo far musica per i piccoli, ma essere musica per loro.

È importante che l’insegnante di musica, all’interno di una relazione affettiva, fatta di sguardi, ponendosi come guida informale per il piccolo, sia musica per lui.

Ricordo le parole del francese Jean Jaurès (1859-1914):
Non si insegna ciò che si sa. Non si insegna ciò che si vuole. Si insegna ciò che si è.

I piccoli incontrano la musica, dunque, e l’incontro avviene come qualcosa di grande, che i bambini vivono in modo profondo. Mi sono reso conto di come l’appuntamento settimanale con il corso sia vissuto da questi bimbi come qualcosa di importante per loro.

I bambini, che vivono nelle sicure routine quotidiane all’interno del proprio nido, capiscono che un’altra abitudine fa parte delle loro vita a scuola: l’incontro con la musica.
Pertanto, quando il Prof. Gordon invita gli insegnanti musicisti ad essere musica per i piccoli, capisco che questo può realmente avvenire.

Grazie ad una conduzione del gruppo basata sull’importante concetto gordoniano di guida informale; grazie ad una educazione indiretta; grazie ad un atteggiamento di conduzione che mi vede in gioco per primo, e che porta i bimbi all’imitazione, i piccoli non vedono in me tanto il ‘maestro di musica’,  l’adulto che ha portato la musica nella loro scuola, un insegnante: per i piccoli è la musica stessa ad essere entrata nella loro scuola.

È in questo modo bellissimo che si abituano fin da subito ad avere con la musica un rapporto tutto particolare, di scambio, relazione, gioco e rispetto.
E allora ecco perché nelle piccole vocine dei bimbi sono “pam-pam”; nei gesti dei piccoli sono la musica che si muove con le braccia allargate quando così, per caso, incontro una mia piccolissima allieva una domenica in un centro commerciale, che mi riconosce, e mi saluta muovendosi (ha un anno e mezzo!) come sa che ci muoviamo nella sua scuola quando siamo insieme.

I bambini ci tengono alla musica, gli piace, è così naturale per loro, e, inconsapevolmente, la rispettano, la avvertono come qualcosa di prezioso per loro, la vogliono, la chiedono, la pretendono. Ma solo se opportunamente guidati, mentre la apprendono, imparano implicitamente da subito a mantenere con essa un rapporto di complicità, un rapporto emozionale, affettivo, che, in questo modo, può durare e resistere nel tempo, anziché, altrimenti, perdersi, con grande peccato, col passare degli anni.

Alla fine delle mie lezioni di musica con i piccoli di 2 o 3 anni di cui sto raccontando, spesso i piccoli chiedono: – Ancora! Ancora musica!
Ne traspare una gioia tutta naturale, indice di un’importanza notevole per il piccolo, che mai dovrebbe essere sottovalutata.

Patrimonio espressivo, comunicativo ed emozionale importantissimo; arte dell’uomo, da sempre, in ogni quando e in ogni dove, la musica contribuisce sempre più, finalmente, ad una crescita più sana, armoniosa e completa di un numero sempre più grande di bimbi, in modo prezioso, ricco, importante.

Esiste un rapporto grande tra la musica e bambini così piccoli.
Credo, pertanto, che la musicalità innata nel piccolo debba sempre poter essere salvata.

Se la musica, infatti, può essere preziosa alleata per il bimbo nel suo percorso dicrescita, sarà poi per lui sempre una preziosa alleata nella vita.

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